L'arcivescovo di Chicago viene trovato assassinato con 78 coltellate nella sua canonica. Aaron è il sospettato numero 1, viene trovato vicino al cadavere con l'arma del delitto ancora in mano. Sembrerebbe un caso dalla facile soluzione, ma non lo è.
Il brillante penalista Martin Vail (Richard Gere) crede alla sua innocenza e decide di patrocinarlo, il PM è una vecchia fiamma di Martin mentre l'accusa è capitanata da un amico dell'arcivescovo.
Dalle parole di Aaron, il chierichetto adolescente, pian piano emerge un quadro dipinto a fosche tinte. Il ragazzo era costretto ad avere rapporti sessuali con la sua ragazza e un amico, Linda e Alex, in presenza dell'Arcivescovo, con la scusa che sarebbero stati mondati dei loro peccati. Pian piano si scopre anche che Aaron soffre di amnesie da qualche anno, probabilmente provocate dal trauma, e di sdoppiamento della personalità. Durante alcune sedute di psicoanalisi emerge la doppia personalità del ragazzo che assume il nome di Roy. E' evidente che sia stato Aaron a uccidere il prete, anche se sotto l'influsso di Roy, per cui il processo si conclude con la condanna a un periodo di detenzione in un ospedale psichiatrico. Il colpo di scena finale è quanto mai magistrale: Aaaron confessa a Martin di aver finto, di non soffrire di schizofrenia, Aaron non esiste, esiste Roy...
Diehl ha pubblicato anche un seguito: lo spettacolo del male, ma questa è un'altra storia...
devo dire che sono rimasta impressionata dalla fedeltà del film al libro, questo succede quando uno scrittore riesce a caratterizzare talmente tanto bene i suoi personaggi da farli "vedere" e, evidentemente, è una visione oggettiva. Il linguaggio dell'autore è molto scorrevole, anche quando si addentra nei meandri della giurisprudenza, mantenendo viva l'attenzione fino al totale coinvolgimento nella storia, la quale è ben articolata e congegnata. Insomma ve ne consiglio la visione ma, soprattutto, ve ne consiglio la lettura

